Con l’exallievo dei salesiani MICHELE LACITIGNOLA da tempo condivido la passione per la musica. Quando recentemente abbiamo scoperto di condividere anche convinzioni religiose, Michele mi ha invitato a scrivere qualcosa sulla vostra rivista. Ho pensato che potesse essere interessante far sapere che numerosi studi scientifici hanno esplorato la RELAZIONE TRA RELIGIOSITÀ E SALUTE.
Tutti gli studi analizzati, sembrano concordare nell’indicare che coloro che hanno un alto livello di spiritualità avrebbero anche un orientamento ottimistico della vita, un’alta resistenza allo stress ed un livello superiore di benessere psicologico o di soddisfazione per la propria vita.
E’ pur vero che anche una persona religiosa, a seguito di un evento traumatico come una malattia, può cessare di credere nell’esistenza di Dio o iniziare a pensare a Dio come meno giusto, ma può accadere anche che un individuo si converta o si avvicini alla religione per cercare delle risposte ai suoi problemi.
A fronte di un evento stressante le persone che hanno fede in Dio adottano strategie di riduzione dello stress che consentono di ridefinire i propri valori, chiarire quali sono le proprie priorità e conseguire importanti mete. Questa strategia produce livelli di benessere maggiori.
Esistono diverse forme, religiose, di affrontare problemi stressanti come la malattia, come la purificazione, il perdono, la conversione con un cambiamento radicale nella propria vita, le varie forma di preghiera (orazione, contemplazione, meditazione, lettura di testi …).
Sono stati individuati diverse maniere di risolvere i problemi (problem solving). C’è lo stile auto-diretto di quelle persone che funzionano in maniera indipendente da Dio, lo stile collaborativo, che vede la persona impegnata con Dio in un reciproco processo di problem solving, lo stile deferente di quelle persone che aspettano passivamente che Dio risolva i loro problemi, ed infine lo stile di resa, che corrisponde alla decisione di cedere attivamente a Dio il controllo di quegli aspetti della situazione che sono fuori dalla portata della persona.
Non va trascurato il fatto che la connessione spirituale comprende oltre alla connessione con Dio anche quella con la natura e con gli altri.
La connessione spirituale con la natura rappresenta una risorsa per le persone che si trovano ad affrontare situazioni difficili; i pazienti raccontano dell’effetto rasserenante che ha su di loro la natura.
La connessione spirituale con gli altri, all’interno della comunità religiosa/spirituale, è una importante risorsa di cure; la comunità religiosa è una comune fonte di supporto per le persone che si trovano in difficoltà.
L’attaccamento spirituale a Dio è un fattore chiave nel processo di cura religiosa. La relazione positiva con Dio comporta conforto, supporto sociale, senso di appartenenza, forza interiore, accettazione, la fede religiosa aiuta a collocare un evento dentro “un più grande disegno divino” e questo fa sì che l’evento acquisti un nuovo significato e non sia più visto come dovuto al caso.
In definitiva la ricerca di significati dei vari aspetti della vita, la filosofia di vita, il dare un senso agli eventi promuove la capacità di affrontarla, l’adattamento e il benessere. Al contrario, non essere in grado di trovare un significato agli eventi comporta distress, dubbi, incertezze e può condurre all’inattività e all’inibizione della capacità di affrontare.
Tutto questo, visto dalla prospettiva del medico e del personale sanitario, comporta il condurre un’assistenza religioso-spirituale per aiutare e capire la visione del mondo dei loro pazienti per assisterli pienamente.
Dottor Pasquale Bruzzese Specialista in Malattie dell’Apparato Cardio-Vascolare. Già Dirigente responsabile consulenze cardiologiche del Policlinico.