

Il Dott. PASQUALE BRUZZESE, specialista in Malattie dell’Apparato Cardio-Vascolare già dirigente responsabile consulenze cardiologiche del Policlinico,
RISPONDE
alle domande dell’amico Michele Lacitignola, segretario exallievi di don BOSCO ‘’STEFANO SPERANZA’’, ovvero:
Come prepararsi alla visita cardiologica?
Cosa fa il cardiologo alla prima visita?
Quali sono gli esami diagnostici cardiologici più comuni?
Prima di rispondere premetto che non si può essere sintetici ed esaustivi al tempo stesso, comunque cercherò di dare alcuni consigli.
Poiché l’anamnesi è il pilastro su cui si regge tutto la costruzione che realizzerà il medico, prima di andare dal cardiologo, è buona norma preparare tutta la documentazione medica che si possiede e porla in ordine cronologico. E’ bene anche prendere un appunto di come raccontare la propria storia, i sintomi etc., onde non lamentarsi poi di aver dimenticato di dire qualcosa.
Un esempio pratico: andare dal cardiologo perché si è avvertito un dolore sospetto al torace con l’idea di non riferirlo per non influenzarlo e “verificare se lui trova o no qualcosa” è completamente sbagliato. Infatti le modificazioni elettrocardiografiche che si possono avere durante un dolore da Angina Pectoris non si riscontrano più quando l’episodio anginoso regredisce. Invece la descrizione accurata del dolore, delle sue caratteristiche, quali intensità, durata, irradiazione, permette quasi sempre di fare già diagnosi ed indirizzare il paziente verso esami più approfonditi. La descrizione deve essere equilibrata, evitando di enfatizzare alcuni sintomi e caratteri (a volte il paziente lo fa per “dimostrare” a sé stesso di aver ragione e tranquillizzarsi). Ci sono infatti pazienti che si lamentano in maniera esagerata, per esempio di affanno, sono certi che dipenda da una cardiopatia. Interrogandoli bene si scopre che quell’affanno è più esattamente una “sensazione di non poter tirare un bel sospiro”, non c’è aumento della frequenza e/o profondità degli atti respiratori: molto probabilmente si tratta di quella che viene chiamata dispnea sospirosa, tipica degli ansiosi.
Gli esami che ritengo basilari in una prima visita cardiologica sono: prima di tutto il colloquio.
Poi la visita clinica. Sì, la vecchia ascoltazione non è diventata inutile; soffi, schiocchi ed altri suoni permettono ancora di far diagnosi. Altrettanto vecchi segni della semeiotica clinica, colorito, edemi etc.
L’elettrocardiogramma è un esame ineludibile.
Altrettanto ritengo necessario l’ecocardiogramma. Come rinunciare oggi al grande potenziale diagnostico delle ecografie? Ormai gli attuali ecocardiografi sono tutti corredati di doppler e colordoppler.
Quindi l’ABC è ECG, Visita, ECO.
Utili da aggiungere: l’ecocolordoppler dei Tronchi SopraAortici.
In alcuni casi, (sensazioni di mancamento, palpitazione) diventa inevitabile l’ECG dinamico Holter, una registrazione elettrocardiografica di almeno 24 ore.
Il monitoraggio pressorio delle 24 ore (il volgarmente detto Holter pressorio) è molto utile per l’accurata valutazione di una patologia frequentissima: l’ipertensione arteriosa; permette infatti la valutazione di altri parametri come: carico pressorio giornaliero, presenza di ipotensione notturna etc.
Insomma l’armamentario strumentale cardiologico è ricco ma, sappiatelo, la perfezione non si raggiungerà mai.
L’altra patologia frequente, quella ischemica, può richiedere altri esami; come L’ECG durante sforzo, l’Eco da stress fisiologico o farmacologico, la scintigrafia miocardica da sforzo. Sono esami di fascia più avanzata.
Gli esami successivi sono invasivi è vanno effettuati in ambiente ospedaliero qualificato.